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Seduzione e Malignità: Sidonia e Clara von Bork ritratte da Burne-Jones


"Sidonia von Bork", Edward Coley Burne Jones, Gouache su carta, 33,3 x 17,1 cm, 1860, Tate Britain, Londra

Edward Coley Burne-Jones, a partire dal 1860, si dedicò alla realizzazione di una serie di acquerelli, riuscendo ad emulare l'effetto brillante tipico delle pitture a olio. "Sidonia von Bork" fa parte di una serie di affascinanti figure tratte da opere letterarie, dipinte utilizzando la tecnica della gouache. In questo dipinto, Burne-Jones ritrae la protagonista di un racconto scritto da Johann Wilhelm Meinhold (1797-1851) intitolato "Sidonia Von Bork, die Klosterhexe" ("Sidonia von Bork, la strega del monastero", 1847-1848). Risulta interessante ricordare che il racconto uscì per la prima volta in inglese nel 1849, grazie alla traduzione di Lady Jane Francesca Wilde (1821-1896, madre di Oscar Wilde), con il titolo "Sidonia the Sorceress". La nostra giovane protagonista, realmente esistita ma esaltata dal mito, fu presto apprezzata dalla seconda generazione di Preraffaelliti, in quanto incarnava l'ideale femminile, seducente ma spesso malevolo, che essi ricercavano nelle loro composizioni.




La storia della seducente protagonista, vissuta nella Pomerania del XVI secolo, narra dell'incantevole bellezza ammaliante della giovane, tramite la quale ella conquistava l'amore di tutti gli uomini. Sidonia era una seduttrice naturale, ma era anche una strega che viveva da fuorilegge assieme al suo amante, capo di una banda di criminali. Qui, nell'opera di Burne-Jones, viene ritratta ancora giovane, ancor prima della catastrofica rovina della Pomerania causata da lei stessa, secondo la leggenda

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"Sidonia von Bork" - Dettaglio del volto

Nel dipinto, Sidonia sembra essere assorta, con uno sguardo maligno, su qualche misfatto, con le dita che stringono forzatamente la collana, intenta a rimuginare con lo sguardo colmo di rabbia o rancore. Nel mentre, sullo sfondo, compare la duchessa di Wolgast.


"Sidonia von Bork" - Dettaglio del vestito, della firma e del ragno




L'abito bianco e nero, indossato da Sidonia, denominato da Meinhold "l'abito della morte", domina la composizione ed è liberamente ispirato al ritratto di Margherita Paleologa (per anni individuata con Isabella d'Este) di Giulio Romano, conservato a Hampton Court. Un elemento sinistro, posto sulla firma dell'artista, il ragno nell'angolo in basso a destra, preannuncia la minaccia di Sidonia. L'epilogo della nostra affascinante protagonista si colloca nel 1620, quando la strega finì sul rogo all'età di ottant'anni.



Ritratto di Margherita Paleologa, Giulio Romano, 1531 ca.

L'accostamento tra bellezza e malignità affascinava sia Burne-Jones che Rossetti, ispirando la rappresentazione della femme fatale tanto cara ai Preraffaelliti. Fanny Cornforth, modella prediletta di Rossetti, posò per Sidonia, ma l'altra parte di questo "dittico" dipinto da Burne-Jones raffigura un'altra von Bork: si tratta della gentile Clara von Dewitz, che fa da contraltare a Sidonia nella storia d'amore narrata da Meinhold. Sposata con Marcus Bork, il virtuoso cugino di Sidonia, Clara protegge la strega quando questa si mette nei guai a causa dei suoi efferati crimini, ma viene ripagata con un destino orrendo e ingiusto: Sidonia le fa bere un filtro in grado di simulare la morte, ma la povera Clara, incapace di rompere il maleficio, viene sepolta viva.


"Clara von Bork", Edward Coley Burne-Jones, Gouache su carta, 34,2 x 17,9 cm, 1860, Tate Britain, Londra

Nel dipinto di Burne-Jones, al contrario di Sidonia, Clara stringe nelle mani un nido di colombe per simboleggiare la sua innocenza e per proteggerla dal subdolo servitore di Sidonia, un gatto nero raffigurato nell'angolo in basso a destra, intento a guardare i colombi con desiderio predatorio. Sembrerebbe esservi una somiglianza tra il volto di Clara e quello di Georgiana Macdonald, la nobile figlia di un ministro che Burne-Jones sposò nel 1860.


Nel 1868, il poeta e drammaturgo britannico Algernon Swinburne elogiò "Sidonia von Bork", definendolo un nobile dipinto, sottolineando l'abito finemente impreziosito realizzato da Burne-Jones, nonché, indirettamente, la sua indiscussa abilità nel raffigurare i più minuziosi dettagli.

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