#1 WOMEN IN ART: la rivoluzione femminista delle donne Vittoriane
- Desirée Cerritelli
- 28 gen 2024
- Tempo di lettura: 4 min
Nella seconda metà del XIX secolo, il Regno Unito rappresentava un prolifico centro di attività artistiche, e il mercato dell'arte stava vivendo un incremento a livello internazionale. Questo fenomeno era alimentato dai progressi tecnologici, dalla diffusione della stampa illustrata e dalla sempre più diffusa pratica della fotografia. In questo contesto prospero, i commercianti d'arte e i critici più rinomati cominciarono a mostrare interesse per le nuove correnti artistiche, contribuendo così alla formazione di corrispettive scuole emergenti, spesso influenzate da varie ideologie politiche e sociali. In questo scenario, un cambiamento significativo si manifestò nella crescente autonomia concessa alle donne, che riuscirono a ottenere il diritto ufficiale di accedere alla formazione artistica grazie alle loro proteste determinate, emergendo vittoriose da questa lotta.
La lotta di questa nuova generazione di eroine femministe mirava a contrastare la consolidata separazione dei compiti tra uomini e donne, un concetto sostenuto anche da figure di notevole rilievo dell'epoca, come John Ruskin, il quale dichiarò:
"Il potere dell'uomo è attivo, progressivo, difensivo. Egli è completamente il fattore, il creatore, lo scopritore. Il suo intelletto è per la speculazione e l'invenzione [...] La mente della donna [...] non è adatta a scoprire o a creare".
Frasi e pensieri di questo tipo complicavano, ma non arrestavano, il lavoro intrapreso dalle donne britanniche le quali, prendendo l'iniziativa, fondarono organizzazioni forti del giovane movimento per il suffragio, trasformando passo dopo passo il ruolo della donna nella società inglese.
Emily Mary Osborn

Per combattere la continua oppressione ed emarginazione che le donne subivano, non mancava chi si esponeva per criticare il costante isolamento. Tra questi spicca Emily Mary Osborn (1828-1925), un'artista e attivista del movimento per il suffragio femminile. Attraverso le sue opere, Osborn sfidava gli ideali dell'epoca, come evidenziato in "Senza nome, senza amici", realizzato nel 1857. In quest'opera, è raffigurata una donna vittoriana dallo sguardo smarrito, che attende indifesa all'interno di un negozio d'arte di un mercante. La composizione è accuratamente strutturata, quasi come una scena teatrale: i due uomini seduti a sinistra guardano con diffidenza la donna, posizionata al centro di una scena in cui non è gradita. Il mercante, concentrato nell'esaminare con altezzosità il dipinto da lei consegnatogli, incarna l'essenza della società maschilista in cui la protagonista vive, sottolineando la mancanza di opportunità per lei di affermarsi e di essere considerata alla pari degli uomini.
Marie Spartali Stillman e Julia Margaret Cameron

Ci spostiamo ora nella cerchia dei Preraffaelliti e pochi anni dopo l'operato artistico di Emily Mary Osborn. Marie Spartali Stillman (1844-1927) si unì, infatti, alla confraternita dei Preraffaelliti negli anni Sessanta, posando come modella in innumerevoli scatti, come testimoniato da "Mnemosyne", scattata dalla pioniera della fotografia Julia Margaret Cameron. Non fu l'unico soggetto ad essere ritratto dalla Cameron: Alice Liddel (che ispirò Lewis Carroll per Alice nel paese delle meraviglie) e sua nipote Julia Stephen (la madre di Virginia Woolf) sono solo alcuni dei nomi femminili più interessanti.
Quanto a Marie Spartali Stillman, portò avanti una prospera carriera artistica, vendendo con successo la propria arte nel mondo ed esponendo le sue opere in varie nazioni. Trovano ispirazione nella poesia medievale e nei soggetti del mito, si avvalse degli acquerelli, proprio come Elizabeth Siddal, per ottenere superfici luminose e particolareggiati dettagli di abiti e ricami.
I suoi personaggi femminili, poi, sono sempre intenti a dilettarsi in qualche attività: leggono, scrivono, suonano qualche strumento musicale, a voler mostrare, ancora una volta, gli innumerevoli talenti delle donne, quasi a voler implicitamente dire a John Ruskin che si, la mente delle donne è più che adatta a "scoprire e creare".
Evelyn de Morgan
Evelyn de Morgan (1855-1919) è uno dei più validi esempi di donne che non beneficiarono dell'insegnamento privato, ma dell'istruzione pubblica. Artista che entrò a far parte della cerchia dei Preraffaelliti, Evelyn de Morgan, non ancora diciassettenne scrisse nel suo diario un pensiero in grado di manifestare tutto il suo desiderio di affermarsi:
"Diciassette anni sprecati a mangiare, ciondolare, buttare via il mio tempo... L'arte è eterna ma la vita è breve. Devo recuperare ora, non ho un minuto da perdere".
Giovane ribelle, determinata a diventare un'artista, si iscrisse alla London's Slade School divenendo una delle prime allieve femmine. L'essere ammessa al pari dei suoi colleghi maschi si rivelò un'opportunità di straordinaria portata, e ancora più straordinaria fu la possibilità di partecipare all'aula di nudo, lezioni dalle quali scaturirono i suoi stupendi studi di nudo e le precise muscolature velate da morbidi panneggi, particolarmente elogiati e premiati.

Attivamente impegnata nella causa pacifista e in quella femminista, firmando la Declaration in favour of Women's Suffrage del 1889, de Morgan legò il proprio lavoro a un profondo significato politico. Ne è un esempio lo Studio di nudo femminile in piedi per 'The Coming of Peace', uno studio compositivo per un dipinto che fu distrutto da un incendio nel 1991. Il dipinto fa parte di una serie che Evelyn dipinse proprio per opporsi agli orrori della guerra. Nell'opera è ritratta una figura, vestita di bianco e coronata di alloro, intenta a sorreggere un ramoscello d'ulivo e racchiusa in un'aureola arcobaleno. Si trova sull'orlo di un abisso dal quale si intravedono delle mani insanguinate imploranti e alle sue spalle si rivela il paesaggio di una civiltà distrutta e in fiamme. Ciò che viene rappresentato non è altro che la vittoria della pace sulle mostruosità della guerra, della vita sulla morte, un messaggio di salvezza.
Un'opera che, invece, meglio riflette il suo femminismo è "La notte e il Sonno", del 1878. In esso, infatti, si celano alcuni simboli femministi: le due figure, liberamente ispirate a Zefiro e Aura nella Nascita di Venere di Botticelli, sono circondate da fiori (simboli di nascita e rigenerazione); i papaveri alludono, tuttavia, al loro uso durante l'epoca vittoriana come sonniferi, suggerendo un'interpretazione per cui i due protagonisti, fluttuanti e addormentati nel cielo, stiano per risvegliarsi in un mondo fatto di pari opportunità di genere, così come sognava di poter fare Evelyn stessa.

Fu su questa scia che proseguirono gli artisti Preraffaelliti, rivolgendo il loro interesse alla sfera del subconscio e al soprannaturale. Questa grande virata nel campo delle arti e della letteratura portò ben presto all'affermazione del Simbolismo, in quanto superamento dei significati letterali, e dell'Estetismo, come celebrazione della bellezza e dell'arte fine a sé stessa.
Fonte: Katy Hessel, La storia dell'arte senza gli uomini, Einaudi 2023
N.B. si vedano nel dettaglio le pagg. 86-96 per approfondire i temi trattati.
Crediti fotografici: https://www.meisterdrucke.it/; https://www.demorgan.org.uk/









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